Cyber – conosciamo davvero il significato di questa parola?

Tutti noi abbiamo sentito parlare di “cyber”: la cyber-sicurezza, i cyber-criminali, i cyber-nauti. La parola cyber infatti è un prefisso molto diffuso, che viene utilizzato per aggiungere un’impronta “tecnologica”, o comunque legata all’informatica e al mondo del web, alle parole e relativi significati a cui si associa. Questo prefisso è infatti legato all’ambito dell’elettronica, informatica, tecnologia ed ingegneria. Indica un rapporto tra l’uomo e il computer, in un contesto che simula la realtà ma vi è comunque profondamente legato.

Se diamo uno sguardo all’etimologia della parola cyber scopriremo che “cibernetica” in italiano deriva dal greco, “κυβερνητικὴ” che indica l’arte di reggere il timone di una nave, e metaforicamente indica qualcosa che si guida da solo, si auto-regolamenta, come ad esempio le prime machine a vapore che regolano il calore in modo automatico basandosi su una serie di parametri. Anche l’essere umano può essere considerato un organismo cibernetico: siamo in grado di autoregolarci, ad esempio, quando facciamo la doccia: regolando la temperatura dell’acqua utilizziamo la nostra mano come sensore, elaboriamo le informazioni che ne derivano e agiamo di conseguenza.

La cibernetica infatti è la scienza del controllo, che ha come obiettivo quello di realizzare macchinari e dispositivi in grado di simulare le funzioni del cervello umano, in grado di autoregolarsi con una serie di sistemi di controllo, elettrici o meccanici.

Cenni storici

Questa scienza nacque durante il periodo della seconda guerra mondiale, grazie al contributo di ricercatori come Von Foerster, Weaver e soprattutto Wiener. Norbert Wiener, biologo, inaugurò questa nuova disciplina nel 1947 con la pubblicazione della sua opera “La cibernetica: Controllo e comunicazione nell’animale e nella macchina”. Lo studio della cibernetica consisteva nello studiare gli organismi viventi e i sistemi sia naturali e artificiali per poi applicarli alle nuove tecnologie dell’autoregolazione, della comunicazione e del calcolo automatico.

È una disciplina a cavallo tra l’ingegneria, a biologia e le scienze umane, caratteristiche che la rendono fortemente interdisciplinare. Comparando animale e macchina inevitabilmente si toccano anche punti di interesse filosofico e morale.

I punti fondamentali

Il metodo cibernetico si divide in tre punti: un primo punto che vede centrale l’analisi dei fenomeni biologici con il fenomeno della retroazione: conosciuto come feedback, è la capacità di un sistema di autoregolarsi: si tiene conto delle informazioni relative al sistema per modificarne le caratteristiche. Come il precedente esempio della doccia: siamo dei sistemi cibernetici fondati sulla retroazione.

schema della retroazione

Il secondo punto nasce con il contributo di Von Neumann e riguarda anche la psicologia cognitiva: questo metodo di analisi biologica viene esteso alle funzioni cognitive del sistema nervoso, associato alle nuove macchine di calcolo digitali. Il terzo punto invece vede l’estensione della cibernetica alle scienze sociali, promosso da Mead e Bateson.

Oggi la cibernetica è composta da una serie di discipline specialistiche, dove prevale l’analitica. Da essa derivano tutte le scienze della complessità, dell’auto-organizzazione di sistemi, dell’intelligenza artificiale, le neuroscienze, la robotica.

Una curiosità: il prefisso cyber- viene oggi utilizzato anche per iundicare delle sottoculture particolari nate verso gli anni ’80 del novecento, riguardanti la moda, la musica, la letteratura, che mantiene al centro la simbiosi tra uomo e macchina.

« I molti automi dell’epoca presente sono collegati al mondo esterno sia per quanto riguarda la ricezione di impressioni, che per l’esecuzione di azioni. Essi contengono organi sensoriali, effettori, e l’equivalente di un sistema nervoso per il trasferimento dell’informazione dagli uni agli altri (…) Non è affatto miracoloso che possano essere trattati in un’unica teoria assieme con i meccanismi della fisiologia. » Norbert Wiener