Silk Road: una strategia perfetta, una tattica vincente, un crimine odioso

“Si tratta chiaramente di uno sportello unico per le droghe illegali, che rappresenta il tentativo più sfacciato di vendere droghe online che abbiamo mai visto. È sfacciato anni luce più di ogni altra cosa”. Charles Schumer, senatore statunitese.

L’inizio del viaggio: Ross e le circostanze

Ispirato dal libro di fantascienza Alongside Night di J. Neil Schulman e dai lavori di Samuel Edward Konkin III, già prima del 2009 Ross Ulbricht stava pensando all’idea di avviare un negozio online, ma come mercato nero dove si dovessero utilizzare Tor e i bitcoin per poter sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine. Cosi nel 2011 nasce il Silk Road – sito web di commercio elettronico (illegale) che ha conosciuto un grandissimo successo.
Come è stato specificato negli articoli precedenti, Tor è un protocollo attraverso il quale è possibile crittografare i dati e i percorsi del traffico internet usando i server che rendono impossibile risalire agli indirizzi IP dei computer, per poter così raggiungere un sito nel totale anonimato. In questo modo, creando il suo negozio online su un sito Tor, Ulbricht sarebbe stato nel più completo anonimato, avendo il suo IP nascosto. Le transazioni con la criptovaluta bitcoin vengono annotate in un database, il Blockchain, che permette agli utenti di evitare, tramite continue catene di blocchi di collegare le loro identità al loro “portafogli” online, cosa che permette di condurre transazioni monetarie nel più totale anonimato. Il fondatore di Silk Road iniziò a lavorare allo sviluppo del suo negozio online nel 2010 come progetto da portare avanti in contemporanea al sito di rivendita online di libri usati Good Wagon Books. Tenne anche un diario durante la fase di creazione e di crescita del sito Silk Road. Come prima cosa descrisse la sua situazione prima della creazione del sito e predisse che avrebbe fatto dell’anno 2011 “un anno di prosperità” grazie alle sue imprese. Ulbricht ha anche incluso riferimenti a Silk Road sulla sua pagina di Linkedin (un social network) dove ha discusso del suo desiderio “di usare la teoria economica come mezzo per poter abolire l’uso della coercizione e dell’aggressività fra gli uomini” e dichiarò:
“Io sto creando una simulazione di un’economia affinché sia possibile dare alle persone un’esperienza di prima mano di come sarebbe poter vivere in un mondo dove non esista l’uso sistemico della forza”.

Ross Ulbricht, il fondatore di Silk Road

Un personaggio memorabile, l’(ex) capo del bazar del dark web è cresciuto nell’area metropolitana di Austin. Ha militato nei Boy scout, un movimento di carattere nazionale, internazionale e universale che ha come fine la formazione fisica, morale e spirituale della gioventù mondiale e ha studiato alla West Ridge Middle School, dopo alla Westlake High School in Austin, Texas dove si è diplomato nel 2002. Poi ha frequentato la University of Texas at Dallas dove si è laureato nel 2006, ottenendo una laurea quadriennale in fisica. Successivamente è passato a studiare all’Università della Pennsylvania, dove si è iscritto al master in scienze materiali ed ingegneria e dove ha studiato anche cristallografia. Mentre stava terminando i suoi studi, Ulbricht perse gradualmente interesse per le materie che stava studiando e prese ad interessarsi alle teorie economiche liberiste. In particolare aderì alla filosofia politica di Ludwig Von Mises (padre del moderno libertarismo) e supportò Ron Paul (politico, esponente della corrente libertariana). Partecipò anche attivamente ai dibattiti che si tenevano al college per poter discutere le sue idee sull’economia.
Ulbricht, comunque, ottenne il master all’Università della Pennsylvania nel 2009 e, in seguito, ritornò ad Austin. Trovando il tipico lavoro fisso, del tutto insoddisfacente, cercò di diventare un imprenditore ma il suo primo tentativo di avviare un suo proprio giro d’affari fallì. Forse questa e stata la più grande motivazione che ha portato allo successo del fenomeno Silk Road, e l’ha reso famoso in tutto il mondo, soprattutto in quello virtuale, con lo pseudonimo di “Dread Pirate Roberts”.

“L’Ebay dell’illegalità nel deep web” o “l’Amazon delle droghe”

Si chiama Silk Road, «via della seta», dal nome dell’antico itinerario dei mercanti tra Occidente e Cina. Ma non è la nuova Via della Seta. Era il più grande mercato nero del mondo.
Il più conosciuto fra i Black Market, si occupava della vendita online di svariati prodotti e servizi, per lo più illeciti, tra i quali tutta una serie di sostanze stupefacenti e psicotrope, che ne hanno fanno il più grande mercato mondiale di droga. L’accesso avveniva tramite registrazione: era sufficiente fornire un nome utente, una password, un codice identificativo per le transazioni e rispondere a un CAPTCHA per accedere all’homepage e usufruire di tutti i servizi offerti e raggiungibili dall’homepage. Non tutte le pagine di Silk Road erano pubbliche: esistevano, infatti, alcune pagine realizzate in modalità occultata a cui potevano usufruire solo alcuni venditori, contattabili da una clientela selezionata solo attraverso messaggi privati in una specifica sezione (“Custom Orders”, ordini personalizzati).
Silk Road si è presentato come un intermediario, offrendo ai venditori e acquirenti la propria struttura online allo scopo di condurre le transazioni in un ambiente sicuro, protetto, e soprattutto, anonimo. Sulla totalità dei prodotti offerti, a ottobre 2014 erano messe a disposizione 14.095 differenti offerte, la maggior parte era composta dalla cannabis con il 18%, seguita dall’ecstasy e dagli stimolanti con entrambi il 17%. A seguire troviamo psichedelici (15%) e farmaci (15%). Infine, con il 9% del totale, si trovano gli steroidi, con 4% sia i precursori sia gli oppioidi.
In particolare la vendita di Cannabis, con i suoi sottoprodotti e preparazioni (526 diversi articoli), rappresentava, in data di 1 novembre 2014, il maggior introito di Silk Road, coinvolgendo 192 venditori, di cui 162 dagli USA. La maggior parte di loro (152) hanno venduto al minuto, con quantità che vanno da un grammo fino al massimo di un etto di prodotto, per importi da 0,30 Bitcoin fino a due Bitcoin. 40 di loro invece hanno venduto anche all’ingrosso, offrendo quantità di merce da 5 kg, con cifre che variano dai quindici ai 300 Bitcoin. La maggior parte dei prodotti (131) èra offerta al solo mercato statunitense, ventotto dagli USA a tutto il mondo, soprattutto le piante, e solo nove dagli USA verso il Canada. In data 1° novembre 2014, si contavano 277 venditori di sostanze stupefacenti.

La schermata del sito, risalente al periodo di maggior successo

Per ognuno di loro c’era una pagina dedicata, che offriva, al pari di un qualsiasi altro market online ben organizzato, tutte quelle informazioni che ne formano il profilo pubblico e che contribuiscono ad aumentarne la “reputazione”. Essa è estremamente importante in una compravendita anonima basata unicamente sulla fiducia che il venditore riesce ad ottenere dal cliente e che gli permetterà quindi di espandere la propria attività. La pagina offriva informazioni dettagliate su:

• profilo del venditore, le modalità di contatto, le valutazioni di gradimento oltre alle “news” sui prodotti e i servizi offerti;
• spedizione e pagamento;
• Packaging: confezioni non appariscenti “business style” in busta a chiusura ermetica sottovuoto che garantiva l’integrità della merce e la mancanza di odori, resistente all’umidità a garanzia dell’arrivo a destinazione;
• Shipping: spedizioni entro quarantotto ore senza spese di spedizione in tutto il mondo. Gli ordini superiori ai 200 dollari erano spediti tramite i maggiori corrieri internazionali, come UPS, DHL, TNT, FedEx;
• Delivery time: erano indicati i tempi medi per il ricevimento della merce per ogni paese;
• Refund: modalità di rimborso in caso di non ricezione della merce;
• Privacy: il venditore garantiva che tutte le informazioni sull’identità dei clienti siano cancellate subito dopo la transazione e la spedizione, andate a buon fine;
• Support: era fornito un indirizzo email alternativo e una Chat in caso di non funzionamento del sito Silk Road. Inoltre è stato fortemente raccomandato l’uso della crittografia in tutte le comunicazioni.

Una volta scelto, il prodotto veniva inserito nel carrello personale, l’acquirente passava al pagamento, unicamente tramite Bitcoin. Silk Road aveva adottato il metodo del deposito di garanzia: il cliente non pagava direttamente il venditore, ma depositava la cifra stabilita presso l’operatore del mercato che in tal modo controllava tutte le transazioni, trattenendo la propria percentuale e risolvendo eventuali dispute. Non erano permessi pagamenti diretti, pena l’espulsione. Silk Road avvertiva i clienti di effettuare acquisti solo presso venditori con feedback positivi e comunicava che le commissioni saranno utilizzate per ripagare i clienti truffati, a riprova del “buon comportamento” della comunità di Silk Road. Una volta che il cliente aveva depositato il pagamento sul deposito di Silk Road, il venditore doveva inviare la merce al cliente. Allo scopo di mantenere l’anonimato, si raccomandava di non utilizzare gli indirizzi privati delle abitazioni. Una volta ricevuta la merce, il cliente inviava il feedback sul venditore, che riceveva così il denaro sul proprio deposito.
L’offerta di droga cresceva con trend esponenziale. Il business ha conosciuto un grandissimo successo, tanto che il sito è stato definito l’Amazon delle droghe solo per far capire il flusso di denaro che ha ingenerato.

Fu proprio in quel periodo che Andrea Ceccobelli, Capitano del Nucleo frodi tecnologiche della Finanza, aveva lanciato l’allarme dicendo:
“C’è il rischio concreto che la criminalità organizzata utilizzi questi nuovi canali. In altri Paesi sta già succedendo: in Russia da anni le mafie arruolano laureati in informatica”.

“Gli individui che formano la nostra community sono i più responsabili, scrupolosi e coraggiosi”, assicurava Dread Pirate Roberts al The Daily Beast, in una rara intervista epistolare con Winston Ross. In effetti chi forniva la merce si è fatto una reputazione negli anni, tanto che nella sua bacheca apparivano i commenti ormai familiari dei clienti. Tra i non affezionati, Silk Road ha acquisito particolare notorietà nel 2011 quando il blog newyorkese Gawker, praticamente un’edizione reale di Gossip Girl, ha pubblicato un pezzo sull’argomento. Il dibattito che ne è seguito ha portato il senatore Charles Schumer a chiedere alla Drug Enforcement Administration (DEA) di chiuderlo. Le autorità, in realtà, hanno potuto fare ben poco. Inserito nella lista nera dei siti proibiti dai filtri PC nel giugno 2011, il Silk Road ha continuato indisturbato la propria attività. La polizia ha provato più di una volta a dare la caccia a chi si nasconde dietro al sito: l’Operazione “Adam Bomb” è stata scattata nell’aprile 2011. L’agente speciale Briane M. Grey, a capo dell’operazione, aveva lanciato un messaggio: «L’azione di oggi dovrebbe mandare un chiaro messaggio alle organizzazioni che usano la tecnologia per condurre azioni criminali. La DEA li rintraccerà». Ma non è stato così.

Silk Road: fine della strada

Ergastolo. Così si è conclusa la saga di Silk Road e del suo fondatore, il fantomatico Dread Pirate Roberts, il pirata libertario che aveva creato nel 2011 una eBay delle droghe online, nascosta nelle darknet. Martedì, 1 ottobre 2013, le autorità statunitensi hanno chiuso Silk Road, il più conosciuto tra i siti illegali di e-commerce, nascosto e difficilmente raggiungibile, e hanno arrestato il fondatore e proprietario del sito in una biblioteca di San Francisco.
A febbraio 2014, da un tribunale di New York, l’uomo, che era stato arrestato nell’ottobre 2013 a San Francisco, era già stato giudicato colpevole di sette capi d’imputazione legati al traffico internazionale di stupefacenti e al riciclaggio. L’ultima battaglia di Ulbricht era delimitata da un campo asfittico: venti anni o ergastolo. Uscire a 50 anni o non uscire mai più.
“A quel tempo pensavo che le persone avessero il diritto di comprare e vendere quello che volevano almeno finché non facevano del male ad altri. Tuttavia ho imparato da allora che agire sulla base delle proprie convinzioni, senza prendersi il tempo necessario per pensare a fondo a quello che si fa, può avere conseguenze disastrose. Silk Road si è rivelata un’idea molto ingenua e dannosa di cui mi pento profondamente. Doveva essere qualcosa per dare alle persone la libertà di fare le loro scelte, di seguire la loro felicità comunque la intendessero. Quello che divenne poi, in parte, fu un modo comodo di soddisfare la propria dipendenza da sostanze.

Ho avuto la mia giovinezza, dovete prendervi i miei anni di mezzo, ma per favore lasciatemi la vecchiaia.”, erano le frasi di Ross Ulbricht in una lettera al giudice, in cui si mostrava per la prima volta pentito e invocava clemenza e compassione.
L’ergastolo era inevitabile e tra le motivazioni erano indicate anche sei morti per overdose di cui l’accusa incolpava indirettamente Silk Road. Il sito fondato e gestito da Ulbricht avrebbe alimentato nuovi consumatori di sostanze che in strada non avrebbero saputo dove sbattere la testa. Affermazione che lascia perplessi molti addetti ai lavori, soprattutto chi si occupavano di consumo di droga e di tossicodipendenza. C’è ad esempio chi pensa l’esatto contrario: che Silk Road fosse un ambiente più sicuro per i consumatori di sostanze rispetto alla strada. Secondo gli atti d’accusa, nei suoi tre anni di vita Silk Road avrebbe visto passare 1,5 milioni di transazioni per un valore complessivo di 214 milioni di dollari. Il 95 % di queste operazioni avevano a che fare con sostanze stupefacenti, prevalentemente cannabis e Lsd, anche se non mancavano eroina, cocaina, metanfetamina. Il sito prendeva fino al 10 % di commissione per le transazioni e gli investigatori hanno tracciato l’equivalente di 13 milioni di dollari (in bitcoin) che sarebbero stati intascati da Ulbricht.
Le indagini sono state lunghe: dalla fine del 2011 alcuni agenti dell’FBI sotto copertura hanno cominciato a utilizzare Silk Road per comprare droghe e hanno lavorato per risalire all’identità delle persone che lo gestivano. Secondo la ricostruzione di CNN, il primo passo fu risalire al primo messaggio online che menzionasse l’esistenza di Silk Road. Risaliva al 27 gennaio 2011, fu pubblicato su un forum dedicato all’uso dei funghi allucinogeni chiamato “Shroomery”. Un utente con il nickname “Altoid” linkò Silk Road e scrisse: “Mi sono imbattuto in un sito che si chiama Silk Road, sto pensando di comprarci sopra… Fatemi sapere cosa ne pensate”. Due giorni più tardi un utente con lo stesso nickname scrisse un messaggio simile sul forum Bitcoin Talk: definiva Silk Road un “Amazon.com anonimo”. Secondo l’FBI i due messaggi erano tentativi di fare indirettamente pubblicità al suo sito, anche perché otto mesi più tardi “Altoid” scrisse di nuovo su Bitcoin Talk dicendo che cercava un esperto di information technology che fosse pratico di Bitcoin per una startup. Gli interessati potevano contattare l’indirizzo di posta elettronica [email protected] . Nel frattempo le indagini su Dread Pirate Roberts, il fondatore di Silk Road, permisero di risalire a un internet café di San Francisco dal quale Dread Pirate Roberts accedeva a Silk Road utilizzando una VPN (virtual private network) per creare un falso indirizzo IP e nascondere così la propria posizione. Dallo stesso negozio Ulbricht era entrato più volte nella sua casella di posta Gmail (come l’FBI scoprì chiedendo i dati a Google) e l’internet café si trovava vicino alla casa di un amico da cui si era trasferito Ulbricht intorno a settembre del 2012. Dopo la visita dell’Homeland Security (il ministero formato negli Stati Uniti dopo l’11 settembre, che si occupa anche di terrorismo), Ulbricht poteva essere certo di avere molta attenzione su di sé da parte delle autorità. Poche settimane prima dell’arresto diede – naturalmente identificandosi solo come Dread Pirate Roberts – una rarissima intervista a Forbes, e disse che “i piani più alti del governo gli stanno dando la caccia”. Dread Pirate Roberts accettò di rispondere alle domande dopo oltre otto mesi di richieste.

I documenti falsi intercettati dalla polizia

I documenti legali, scrive CNN, notano anche una somiglianza “culturale” che ha aiutato gli investigatori a identificare Ulbricht con Dread Pirate Roberts. Sia i profili pubblici di Ulbricht sui social network che i discorsi online di Dread Pirate Roberts dimostravano ogni tanto una convinta adesione alle teorie libertarie di un importante economista di origini austriache, Ludwig von Mises (morto nel 1973), che secondo Dread Pirate Roberts aveva fornito “le basi filosofiche di Silk Road”.
Oltre a quello, Slate, una rivista in rete statunitense, aggiunge un altro “errore da stupido” che ha incastrato Ulbricht, tratto anche in questo caso dai documenti legali. A marzo del 2012 su StackOverflow, un sito per programmatori informatici, un utente pubblicò una domanda molto specifica. La domanda, che riportava anche alcune righe di codice, riguardava un “servizio nascosto su Tor”. L’”errore da stupido”, scrive Slate, è il nickname con cui venne postata la domanda: “Ross Ulbricht”. Meno di un minuto dopo il nickname venne cambiato in “Frosty”, ma ormai l’FBI aveva una prova importante che collegava Ulbricht ai gestori di Silk Road.

Il messaggio lasciato dalle forze dell’ordine dopo il sequestro di Silk Road. “Questo sito nascosto è stato sequestrato”      

Un sito che provoca la morte

Secondo lo stato americano, il sito ha contribuito alla morte di numerose persone. Mentre Ross Ulbricht, già giudicato colpevole, aspettava la sentenza, i parenti delle persone che sono morte a causa delle droghe acquistate sul sito, si erano impegnati per mettere ben in chiaro che i crimini di Ulbricht non sono stati privi di vittime. Il governo ha presentato in tribunale cinque lettere scritte da genitori e familiari di tre persone che sono morte dopo aver assunto droghe acquistate su Silk Road.

In una lettera, il padre di una vittima identificata come Bryan ha detto di essere rimasto sconvolto dalla morte per overdose di eroina del figlio, uno studente con un curriculum sportivo importante, e di aver quindi assunto una squadra forense per indagare sull’accaduto. Ha detto che la squadra ha scoperto che era stata Silk Road a permettere al figlio di acquistare la droga, compresa quella che gli è costata la vita. Hanno scoperto che Bryan aveva già fatto uso di droghe in passato, ma che “andava tutto bene nella sua vita” finché non si è imbattuto in Silk Road nel 2013.

“La nostra indagine ha rivelato che Bryan, che stava cercando di non assumere eroina di nuovo, è stato sopraffatto dalla combinazione di convenienza e anonimato.”
Il padre ha parlato di come il fatto che sia impossibile essere tracciati e la facilità di accesso del sito abbiano ampliato il mercato delle droghe illegali, oltre a rendere ricco Ulbricht, ed ha riservato parole forti anche per i sostenitori di Ulbricht, secondo cui il sito minimizzava la violenza legata alle droghe e le morti per overdose.
Tra le lettere, c’erano le testimonianze della madre e della sorella di una delle vittime, Preston Brigde, un adolescente australiano che si è buttato dal balcone ed è morto dopo aver acquistato su Silk Road droga che si crede fosse LSD sintetica.
“Sono sicura che se Preston non avesse preso quella droga comprata da un suo amico su Silk Road, sarebbe ancora vivo oggi,” scrive la sorella della vittima.

Nell’ultima lettera, una madre descrive la perdita del suo unico figlio dovuta alle droghe acquistate su Silk Road. Ha scritto che suo figlio lottava contro la dipendenza da anni, e Silk Road le ha spianato la strada.

“Visto quello che è successo, avrei dovuto avere più paura di internet. Internet rende tutto troppo facile. Silk Road ha reso sicuro comprare e vendere droga, perché fornisce una piattaforma che sfrutta i deboli e i vulnerabili.”

Dopo Silk Road

A distanza di cinque settimane dalla chiusura di Silk Road, il sito più illegale del web era tornato. Si trattava di Silk Road 2.0.
Al pari della versione originale, il nuovo Silk Road era accessibile tramite Tor, accettava pagamenti in Bitcoin, e sui propri scaffali virtuali presentava una vasta gamma di sostanze proibite, dall’ecstasy alla cocaina. L’amministratore del sito, poco prima che il portale venisse attivato, ha pubblicato un tweet che non lascia scampo: “L’idea che ha dato vita a Silk Road non può essere soppressa”. Il messaggio campeggiava sulla pagina Twitter intestata a Dread Pirate Roberts, il nick usato in precedenza da Ross Ulbricht di cui il nuovo fuorilegge internettiano sembrava essersi impadronito. Ma il nuovo bazar del Deep Web non avrà vita facile. Innanzitutto perché doveva riconquistare la fiducia degli internauti, messa a dura prova dagli eventi che si sono susseguiti in nelle ultime settimane. Molti temevano che il nuovo Silk Road sia un sito fasullo, messo in piedi dalle autorità statunitensi al fine d’intercettare altri spacciatori del web e dare luogo così a una nuova raffica di arresti. Ma, d’altro canto, va anche detto che rispetto al portale di prima il suk virtuale che aveva appena visto la luce presentava alcune modifiche. Ad esempio offriva maggiori garanzie agli utenti grazie al sistema di crittografia PGP, acronimo che sta per “Pretty Good Privacy”.

A un anno della chiusura del primo Silk Road, Silk Road 2.0 fu chiuso dalla stessa FBI. Questa volta, a finire in manette è stato Blake Benthall, 26 anni, nickname Defcon, residente a San Francisco, considerato il capo di Silk Road 2.0. L’arresto di Benthall – accusato di associazione a delinquere per traffico di stupefacenti e riciclaggio, hacking, traffico di documenti contraffatti – sembrava a essere legato a un’operazione più vasta, con nome in codice Onymous. L’operazione Onymous è stata coordinata dal Centro europeo contro il cybercrimine (EC3) dell’Europol, FBI, Homeland Security Investigations (HSI), l’agenzia che si occupa della sicurezza delle frontiere e delle dogane Usa (ICE) e Eurojust, ed è risultata in 17 arresti di venditori e amministratori di mercati neri. Oltre a 410 servizi nascosti tirati giù. Inoltre sono stati sequestrati l’equivalente di 1 milione di dollari di bitcoin, e 180mila euro in soldi, droghe, oro e argento. Secondo le stime degli inquirenti che si riferiscono al settembre 2014, Silk Road 2.0 avrebbe generato 8 milioni di dollari di vendite al mese e avrebbe avuto 150mila utenti attivi.

Ciò detto, specialmente legato al processo di Silk Road, successivamente ci concentreremo sui mercati neri della droga. In questo momento se ne contano 50 mercati e negozi attivi, in gergo marketplace, sparsi fra varie darknet, in particolare Tor e I2P. Ispirati dalla storia di Silk Road, soltanto nel 2014 sono stati aperti ben 43 nuovi mercati neri. Tra questi: Hydra, Alpaca Marketplace, AlphaBay, Andromeda, Breaking Bad e Cannabis Road. Nello stesso periodo di tempo sono stati chiusi 46 mercati neri. Fra questi: gli stessi Alpaca Marketplace, Andromeda, Cannabis Road, Hydra ma anche il simbolico Silk Road 2, discendente della prima versione della “Via della Seta”. Molti di questi erano tentativi frettolosi di fare soldi, che speravano di replicare le fortune della prima Silk Road senza fare la fine del suo fondatore. In molti casi però non sono riusciti in nessuno dei due obiettivi. Le chiusure dei siti da parte delle forze dell’ordine hanno portato all’arreso degli operatori dei siti di Utopia, Silk Road 2, Hydra e AlphaBay. I dati mostrano quindi un ambiente estremamente volatile e rischioso.

Fonti: Wired, Motherboard, Linkiesta, La Stampa, La Repubblica, Sicurezzaegiustizia.